Lo stress che costruisce e lo stress che consuma

Significato, adattamento e conflitto interiore nella prospettiva della psiconeuroendocrinoimmunologia

La parola stress accompagna ormai da molti decenni il linguaggio della medicina, della psicologia e delle scienze sociali; la sua presenza è divenuta così abituale da farne uno di quei termini che sembrano appartenere da sempre al patrimonio comune, quasi che il loro significato fosse perfettamente definito e universalmente condiviso. L'esperienza concreta suggerisce tuttavia una realtà più complessa, poiché proprio le situazioni che conferiscono maggiore pienezza all'esistenza richiedono spesso una considerevole capacità di adattamento, una continua mobilitazione di energie e una disponibilità al cambiamento che, a uno sguardo superficiale, potrebbero essere facilmente ricondotte all'idea di stress cronico.

La parola stress accompagna ormai da molti decenni il linguaggio della medicina, della psicologia e delle scienze sociali; la sua presenza è divenuta così abituale da farne uno di quei termini che sembrano appartenere da sempre al patrimonio comune, quasi che il loro significato fosse perfettamente definito e universalmente condiviso; l’esperienza concreta suggerisce tuttavia una realtà più complessa, poiché proprio le situazioni che conferiscono maggiore pienezza all’esistenza richiedono spesso una considerevole capacità di adattamento, una continua mobilitazione di energie e una disponibilità al cambiamento che a uno sguardo superficiale potrebbero essere facilmente ricondotte all’idea di stress cronico.

La vita quotidiana offre esempi che ciascuno può riconoscere senza difficoltà; lo studio, la ricerca, il lavoro, l’impegno educativo, la responsabilità verso la famiglia, la cura delle persone fragili, l’approfondimento culturale, la coltivazione di una vocazione professionale o spirituale occupano talvolta gran parte dell’esistenza; molte persone riescono a sostenere per anni tali carichi conservando una sufficiente ricchezza interiore, una capacità di iniziativa e una continuità del desiderio che consentono loro di attraversare la fatica senza trasformarla necessariamente in logoramento. Altre vicende mostrano una situazione differente; richieste apparentemente meno gravose possono diventare sorgente di sofferenza e favorire un lento esaurimento delle capacità adattative.

Queste osservazioni accompagnano da lungo tempo la ricerca sullo stress e invitano a guardare oltre la semplice quantità delle richieste ambientali; la medesima esperienza può infatti assumere significati profondamente differenti a seconda della persona che la vive, della sua storia, delle relazioni che la sostengono, delle convinzioni che la orientano e del posto che quell’esperienza viene a occupare all’interno del proprio percorso di vita. La qualità della risposta umana si rivela così inseparabile dal significato che ogni individuo attribuisce a ciò che gli accade.

Una riflessione sullo stress conduce verso una concezione più ampia dell’essere umano; la separazione tra mente e corpo, che per secoli ha esercitato una profonda influenza sul pensiero occidentale, ha favorito l’abitudine a immaginare emozioni, pensieri e significati da una parte, processi biologici dall’altra; l’osservazione clinica e le conoscenze sviluppate dalla psiconeuroendocrinoimmunologia hanno progressivamente restituito alla persona la propria unità originaria.

Sistema nervoso, sistema endocrino, sistema immunitario, vita emotiva, attività cognitiva, relazioni affettive e condizioni sociali appartengono a una medesima realtà vivente; ciascuna esperienza viene appresa dall’organismo-persona nella sua totalità e acquista fin dal suo presentarsi una dimensione psichica e somatica. L’essere vivente incontra continuamente la realtà esterna, la riceve, la valuta, la incorpora nel proprio divenire; in ogni istante qualcosa viene appreso, anche quando tale apprendimento rimane minimo, fugace, quasi impercettibile alla coscienza ordinaria. Una parola, un volto, una luce, un’attesa, un rumore, un ricordo, una variazione del tono di voce, una speranza, una minaccia o un gesto di affetto entrano nella vita della persona e vengono immediatamente accolti secondo il valore che assumono nella sua storia.

Questo valore attribuito all’esperienza costituisce la risposta di stress nella sua forma più elementare e più profonda; l’organismo-persona apprende ciò che accade e risponde simultaneamente sul piano psichico e su quello somatico, poiché la gioia, la paura, l’attesa, la fiducia, la delusione o la gratitudine rappresentano già espressioni psicocorporee di quel modo di ricevere la realtà. L’esperienza viene dunque appresa e, nel medesimo processo vitale, trasformata in risposta; il corpo e la psiche manifestano insieme il valore che quell’esperienza assume per la persona.

L’aforisma che attraversa l’intero lavoro dedicato allo stress esprime con semplicità questa prospettiva:

“Tutto ciò che è psichico è per ciò stesso somatico; tutto ciò che è somatico è per ciò stesso psichico.”

Questa affermazione invita a considerare la persona come il luogo vivente nel quale processi biologici, esperienze emotive, relazioni e costruzioni di significato si incontrano e si modificano reciprocamente; la risposta di stress prende forma all’interno di questa unità; comprenderla significa, quindi, comprendere qualcosa della persona stessa, della sua storia e del senso che essa attribuisce alla propria esistenza.

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Lo stress negli artisti: vivere tra il presente e il futuro